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L’Ecomuseo delle Alpi Apuane: un bilancio e una proposta

relazione di Fabio Baroni al convegno per l' Ecomuseo delle Alpi Apuane

Gallicano, 9 maggio 2019

 

Montagna ed Ecomuseo.

Due parole che, a dispetto di una storia recente che ha tentato, nel corso del XX secolo, di marginalizzare le terre montane, oggi riassumono una centralità, oggettivamente insperata fino a qualche decennio fa.

Oggi, noi parleremo dell’Ecomuseo delle Alpi Apuane e lo facciamo mentre la sua esperienza risulta significativa nell’ambito di un dibattito, che coinvolge l’università, istituti scientifici, politici e culturali italiani e che troverà la sua sede naturale in un Convegno nazionale, cui penso accennerà il prof. Alberto Magnaghi –a cui dobbiamo l’idea del nostro Ecomuseo- che si svolgerà a La Verna, presso un Ecomuseo a noi fratello, quello del Casentino, il 25-26 ottobre prossimi, e che porta un titolo assolutamente simbolico per la nostra iniziativa: “La nuova centralità della montagna”.

Voglio aggiungere, subito, che la chiamata dell’Ecomuseo delle Alpi Apuane come Role Model aggiuntivo, cioè come esperienza di successo in grado di diventare modello per altri territori, nell’ambito del Progetto Unesco Ruritage, di cui ci parlerà la dott.ssa Monica Bolognesi, mentre ci riempie di orgoglio, lascia ai Comuni dell’Ecomuseo e a chi vi opera una responsabilità grande per essere all’altezza della sfida.

 

Da tempo si discute di montagna. Da tempo le popolazioni dei nostri paesi hanno iniziato a domandarsi –dopo la lunga fase di emigrazione e spopolamento- che cosa poter fare dei borghi, delle case, delle strade, delle piazze che portano per chi vi abita e i loro figli e nipoti un grumo di sensazioni, ricordi, emozioni che la stessa emigrazione nelle città industriali, dagli anni ’50-’60, dal boom economico, non è riuscita a sopire, a spegnere. E così, non c’è stato paese che non abbia costituito prima un comitato, un gruppo, un’associazione culturale, sportiva, parrocchiale con il compito di animare sporadicamente la vita, di fare la sagra, di addobbare il paese per il patrono. Poi, col tempo, è maturata la necessità e il bisogno, spontanei, di andare oltre, di “prendersi cura” del paese, anche grazie –ahimé- alla sempre minore disponibilità di denaro da parte degli Enti Locali, di studiare qualche ipotesi di iniziativa non più sporadica come una sagra, ma permanente come un bar, un punto di ritrovo, un ambito di aggregazione, uno spazio di assistenza alle persone.

E così, in virtù di quel processo, oggi siamo arrivati ad inaugurare, nell’Ecomuseo, due Cooperative di Comunità, finanziate dalla Regione, una a Vergemoli ed una a Verni, dopo che la nostra iniziativa con l’Università e la Società dei Territorialisti aveva dato vita ad incontri, che presto riprenderemo, per la definizione partecipata delle Mappe di Comunità, ancora a Verni e Vergemoli ma anche a Regnano e Ugliancaldo, nel Comune di Casola in Lunigiana, e a Pulica, nel Comune di Fosdinovo.

E ciò che è bello è che la nascita delle due Cooperative di Comunità ha dato vita ad un interesse che vede già altri candidati, in Garfagnana e Lunigiana.

Ecco, il processo è partito: questo che era un risultato atteso è arrivato.

 

L’Ecomuseo è un patto con il quale una comunità, intesa come popolazione, istituzioni, imprese, si prende cura della propria identità e territorio, li difende e li tramanda al futuro.

Questa è la mission, la ragione di esistere e questo coincide con un sentimento già esistente, più o meno palesato, nelle tante comunità di paese del territorio apuano.

Dunque, compito dell’Ecomuseo, che è soprattutto, oggi, un’aggregazione di Comuni coscienti, consiste nel cogliere, mettere in ordine, organizzare e strutturare un processo che già è in essere, che è nelle cose.

Così ci siamo mossi, dal 30 agosto 2015.

 

La Bioregione Alpi Apuane ha due caratteri principali:

1) Uno stato generale di sottosviluppo che produce, da decenni, un progressivo abbandono dei paesi montani, dell’agricoltura, della pastorizia e, dunque, una crisi della cultura ed identità locale;

2) Di contro, un enorme patrimonio territoriale ambientale, naturale, storico/artistico/architettonico, di energie rinnovabili, di culture ed identità locali, nonché di volontà umane su cui basare la ripresa.

 

 

Sulla base di questa condizione - partendo dalla coscienza della ricchezza patrimoniale del territorio della Bioregione Alpi Apuane - rifiutando un destino, che pareva ineluttabile, di fine non solo del territorio montano delle Apuane (con l’abbandono e la desertificazione demografica) ma anche dell’identità e della cultura montanara e contadina, da salvare, adeguare a nuovi contesti e rilanciare, i Comuni di Casola in Lunigiana, Gallicano, Fabbriche di Vergemoli e Fosdinovo nel 2015, nel tempo di Expo 2015, facendo una scelta netta, nelle Apuane, hanno dato vita, firmando una Convenzione, al Progetto dell’Ecomuseo delle Alpi Apuane, con l’obbiettivo di costruire -recuperando il patrimonio territoriale (culturale, ambientale, identitario, della tradizione, agroalimentare, ecc.) e rianimando le popolazioni- uno sviluppo locale sostenibile. Necessità primaria è l’attivazione di iniziative culturali ed economiche, basate sul patrimonio, che, creando lavoro giovanile, permettano la permanenza di giovani famiglie sul territorio e richiamino anche giovani dall’esterno per una nuova residenza.

Questa è l’unica via per fermare l’abbandono.

L’Ecomuseo, dunque, si è inserito nel processo culturale di “ritorno alla montagna” (definito in una intervista a Magnaghi dal Corriere della Sera, nel 2016, un “controesodo”).

L’Ecomuseo ha iniziato, da subito, ad intercettare le possibilità di finanziamento sia per la realizzazione delle sue strutture organizzative, culturali, operative che per lo sviluppo di attività finalizzate al lavoro ed all’economia.

Ha, dunque, redatto, presentato su bandi e vinto quanto segue:

2015, Progetto “Costruzione strutturale dell’Ecomuseo delle Alpi Apuane” (Bando Regione Toscana per LPU, Lavori di Pubblica Utilità” -circa 40 persone per 6/12 mesi- con cui ha attivato strutture di base, uffici, biblioteche, infopoint, itinerari, ecc.;

2016, Progetto “Costruzione dell’Ecomuseo delle Alpi Apuane” (Bando Regione Toscana per Servizio Civile, 13/15 unità- con cui ha avuto il personale per iniziare a gestire l’Ecomuseo ed i suoi progetti;

2016, Progetto finanziato dal FAI – Luoghi del Cuore, per interventi di valorizzazione del Pizzo d’Uccello;

2016, Progetto “Scopri in libertà l’Ecomuseo delle Alpi Apuane”, primo premio nazionale dell’Associazione Produttori Camper, che ha permesso la costruzione del primo itinerario toscano attrezzato del Buon Vivere Toscano per camper, che abbiamo inaugurato e fatto testare a marzo scorso, dal Camper Club La Granda, il più grande d’Italia, con esito ampiamente positivo;

2016/2017, Progetto Integrato Territoriale PIT Bioregione Alpi Apuane (in fase di finanziamento per 3 milioni di euro, su Bando PSR della Regione Toscana), un grande progetto di resilienza ai cambiamenti climatici e di sviluppo locale, con circa 120 partner; il suo finanziamento sarebbe un passo decisivo, dati soprattutto gli interventi dell’Accordo Territoriale per la costruzione della Rete di Imprese nel territorio apuano;

2017, il Progetto, con l’Università di Firenze DIDA/Architettura, per la costruzione di un Sistema di Informazione Territoriale, uno studio molto ampio sul patrimonio, soprattutto di potenziali energie alternative, a partire dalle biomasse, condotto da Monica Bolognesi, e cofinanziato dalla CRLucca; è stato un grande lavoro propedeutico anche alle cooperative di comunità;

2018, Progetto “L’Ecomuseo delle Alpi Apuane per lo sviluppo locale” per Servizio Civile Regionale; segnalo che, qualche giorno fa, è stata pubblicata la graduatoria ed i 5 progetti di Fabbriche di Vergemoli, Gallicano, Casola in Lunigiana, Sillano Giuncugnano e Fosdinovo sono stati tutti finanziati: per un numero di 17 unità giovanili che lavoreranno per un anno, 30 ore settimanali, per l’Ecomuseo cui si aggiungeranno almeno 3 unità da bandi ANCI;

2018, partecipazione al Bando per i Piccoli Comuni Montani di Gallicano, Fabbriche di Vergemoli e Sillano Giuncugnano, tutti finanziati per l’acquisto di un mezzo polifunzionale per il trasporto di persone e merci alimentari, al fine di servire i paesi interni senza bottega e con difficoltà ad andare al mercato o ottenere a domicilio il cibo;

2018, collaborazione con progetti di potenziamento dei Centri Commerciali Naturali di più Comuni, finanziati;

2018, partecipazione, finanziata, al Bando per le Cooperative di Comunità di Verni, Gallicano, e Vergemoli, che, come si è detto, sono stati un salto di qualità che apre importanti prospettive per il futuro;

Fine 2018, costruzione di due PIT del Gal Montagnappennino, definiti APUANE (Comuni di Gallicano, Fabbriche di Vergemoli e Molazzana) e TEA (Comuni di Camporgiano, Piazza al Serchio e Sillano Giuncugnano) per interventi basati sull’integrazione di agricoltura, turismo, commercio, servizi, cultura, ecc. con la ricostruzione del ruolo vitale delle “piazze” nei borghi e la costruzione di una grande Accordo Territoriale.

I PIT hanno portato anche a compimento un ampio lavoro fatto dall’Ecomuseo attorno ai grandi itinerari storici, come indicati dalla Regione Toscana (e dai Cammini d’Europa), che sono il fil rouge dei progetti: lungo la Via del Volto Santo e la Via Matildica –le grandi novità dell’ultima ora per uno scatto di rilancio territoriale- si sviluppano gli interventi dei 6 Comuni dei PIT che sono fra loro integrati.

Siamo in attesa delle valutazioni e della graduatoria.

Ma stiamo già ragionando attorno ai PIF…

Nel 2019, proprio qualche mese fa, come si è detto, ci è giunta poi la risposta positiva ad una partecipazione, fatta con l’Università di Firenze/DIDA, come “role model” al Progetto Unesco Ruritage.

Voglio infine ricordare, in una fase in cui si chiude un primo ciclo e se ne apre uno nuovo, che richiederà anche una riorganizzazione, l’apertura nel 2017-2018, della collaborazione coi Centri per l’Impiego, per la creazione di Uffici/Punti di informazione e facilitazione al lavoro nei Comuni dell’Ecomuseo come elemento di supporto e consulenza ai giovani che vogliono intraprendere nello sviluppo locale (agricoltura, turismo, commercio, servizi, ecc.).

Va infatti sottolineato come, fra le azioni fondamentali, ci sia la formazione dei giovani fatta in collaborazione con Agenzie Formative accreditate, con cui abbiamo attivato un vasto progetto formativo Agribusiness, che sta fornendo progressivamente al territorio risorse umane e potenzialità nuove.

 

L’Ecomuseo, dunque, è uno strumento di organizzazione del patrimonio culturale e identitario (con valenza anche turistica) ma, soprattutto, è un agente di sviluppo locale che, recuperando il patrimonio territoriale, anche umano, lo organizza per la creazione di impresa.

 

Il Progetto, come si è detto, è l’esito di una necessità vitale per la Bioregione Alpi Apuane: creare –ed attivare- un modello di sviluppo nuovo che affronti direttamente la questione dell’abbandono (desertificazione sociale) della montagna, per fermare giovani famiglie nel territorio.

In questa mission i Comuni dell’Ecomuseo hanno cercato, incontrato e impostato la collaborazione con tutte le strategie di area: a) Manifesto strategico degli Ecomusei; b) Strategia Nazionale delle Aree Interne (SNAI); c) Distretto Turistico “Valli di Apua” (Lunigiana, Garfagnana e Mediavalle Serchio); d) Protocollo d’Intesa Toscana-Liguria per lo sviluppo della Lunigiana Storica; e) Progetti regionali e nazionali “Via Francigena” e “Via Matildica del Volto Santo”; f) Protocollo d’Intesa Unioni Comuni Garfagnana, Mediavalle Serchio e Lunigiana, Comune della Spezia e area ligure; g) Protocollo d’Intesa “Parchi di Mare e di Appennino” fra i Parchi Naz.li delle Cinque Terre, dell’Appennino tosco-emiliano, i Parchi regionali delle Alpi Apuane, San Rossore/Migliarino/Massaciuccoli, di Montemarcello/Magra, dei Cento Laghi e del Frignano. Aderisce alle Strategie Integrate di Sviluppo Locale (SISL) del Gal Montagnappennino (Unioni Comuni Garfagnana e Mediavalle Serchio) e del Gal Sviluppo Lunigiana Leader.

 

Il progetto si è pensato, nelle sue linee guida, così:

Con una strategia interna: affrontare e progettare unitariamente tutto l’insieme del patrimonio territoriale, creando:

a) una rete di sistemi integrati in agricoltura, turismo, commercio e servizi e una rete di imprese collaboranti fra di loro;

b) un sistema unitario multimediale di attrezzatura (borghi, itinerari, ecc.) e di promozione, a partire dall’immagine identificante;

c) un unico soggetto gestore, pur plurale ed articolato, pubblico/privato e comprendente le cooperative di comunità e le associazioni di categoria e di altra natura.

Con una strategia verso l’esterno:

1. “Ricondurre ad uno” i territori apuani di Garfagnana e Lunigiana, oggi divisi fra due province (LU e MS);

2. Attivare strategie di area, ampliando la proposta (ad esempio la viabilità storica attrezzata) facendo delle Apuane il punto di collegamento fra la Toscana, la Liguria e l’Emilia, collegando la Bioregione Alpi Apuane con l’Unesco MAB del Parco N.zle dell’Appennino tosco emiliano;

3. Stare operativamente e correttamente nelle strategie citate e già attive nel territorio.

 

Con una strategia di identificazione:

1. Fare dell’identità culturale del territorio la risorsa inimitabile, unica ed introvabile altrove evidenziando chiaramente la sua diversità;

2. Puntare per far emergere il territorio, anche economicamente, sul gradimento dell’utenza e sul passaparola positivo.

 

La reale innovazione dell’Ecomuseo è:

1. il suo ruolo di agente di sviluppo locale con il compito di creare, informare e facilitare il lavoro e la costruzione d’impresa;

2. l’obbiettivo di diventare una espressione delle comunità locali;

3. Il suo utilizzo massiccio di giovani locali attraverso il Servizio Civile;

4. L’attenzione alla formazione al territorio e professionale dei giovani, in collaborazione coi Centri per l’Impiego ed Agenzie formative ma anche basandola sull’esempio/esperienza: ad es. fare incontrare giovani che hanno già attivato un’azienda o un’iniziativa con chi vuole attivarla. Lo abbiamo fatto –e lo faremo appena uscirà il bando nuovo- per il Bando di Insediamento Giovani in Agricoltura 2016 e lo faremo certamente con le nuove cooperative di comunità.

 

Ma l’’innovazione, nella costruzione di un modello di gestione, è anche il processo partecipativo attraverso il quale si raggiunge tale modello. Un territorio già strutturato contiene un insieme di soggetti pubblici e privati che hanno diversa forza e natura. L’obbiettivo è di contribuire a costruire la rete di questi soggetti, facendo in modo di non prevaricare né imporre modelli precostituiti. La logica ecomuseale –che tende, sempre, al patto fra i diversi- impone percorsi, anche lunghi, ma autonomi, partecipati ed efficaci. Soprattutto sentiti “propri” dai diversi soggetti (appunto “diversi”). Da ciò, come metodo, l’assunzione della pratica dell’incontro, dell’animazione, della discussione, della mappa di comunità finalizzata al “patto”. E, parallelamente, però, l’assunzione del “dovere della proposta” da discutere e da approvare da parte dei Comuni. Per un esempio: il Piano Integrato Territoriale PIT Bioregione Alpi Apuane, guidato dall’Ecomuseo ha veduto un’amplissima partecipazione che ha condotto ad un patto di 120 partner fra comuni, altre istituzioni, università, aziende agricole e commerciali, associazioni, comitati e soggetti diversi delle comunità. Il PIT prevede tutta un’architettura gestionale articolata, facente capo ad una plurale Cabina di Regia dell’Accordo Territoriale, che tenga legati i 120 partner attraverso un sistema di azioni partecipative.

 

In ciò è determinante la comunicazione.

Comunicazione verso l’interno, con la popolazione locale. Un Ecomuseo è un oggetto astratto e di non facile comprensione: in particolare il termine “museo” può creare equivoco. In partenza, il problema era far cogliere che esso non era “solo” un Museo né era “solo” un Museo all’aperto ma era anche un soggetto propulsore di sviluppo. Si è, dunque, da subito tentato di far percepire alla gente l’Ecomuseo per la sua “utilità” più che per la sua composizione e programma (che sarebbe stato, comunque, calato dall’alto). Così, nel 2015, si è firmata sia la Convenzione che il Progetto, poi vinto, per LPU “Costruzione strutturale dell’Ecomuseo delle Alpi Apuane”. Si sono assunti, dai 6 ai 12 mesi, oltre 40 persone, un numero alto, per il territorio. La gente ha, dunque, subito iniziato a vedere l’ecomuseo come soggetto “positivo” e ciò ne ha permesso il successo d’immagine. I progetti successivi hanno, poi, confermato quell’impressione iniziale ed oggi si può ritenere che la popolazione abbia stima dell’ecomuseo. Parallelamente, l’ecomuseo è cresciuto anche agli occhi delle istituzioni locali, come realtà di progettazione e realizzazione concreta, radicata, capace di attirare risorse e moderna benché molto legata alla tradizione. Oggi, l’Ecomuseo gode, riteniamo, nel territorio, di una buona reputazione.

Comunicazione verso l’esterno.

Da subito, si è attivata una relazione su più direzioni:

a) Verso le istituzioni sovracomunali, inserendosi in progetti di respiro ed area vasta; ad es. la collaborazione con l’Università e la SdT ha permesso progettazioni importanti sul patrimonio; ma anche iniziative culturali di alto livello (Convegno nazionale “Ritorno ai sistemi socio-economici locali”, a Gallicano nel 2016);

b) Verso le Reti ed i Progetti di valenza nazionale, quali la SNAI (Strategia Nazionale Aree Interne), il Manifesto strategico degli Ecomusei Italiani, il Progetto/Rete Via francigena, ecc.

Si usa Facebook ed i social sia per l’informazione turistica che per il lavoro e l’impresa. L’Ecomuseo ha una pagina fb, è una comunità, ha attivato alcune pagine Visit + località, per l’informazione culturale e turistica: ad esempio VisitFabbriche, VisitCasola, VisitGallicano VisitSillanoGiuncugnano, ecc. Per l’informazione sul lavoro, si pensa di attivare le pagine località+informa, ad esempio FabbricheInforma, GallicanoInforma, CasolaInforma e SillanoGiuncugnanoInforma.

Naturalmente, è comunicazione l’organizzazione di convegni come il presente.

Parallelamente, l’Ecomuseo si è aperto all’esterno con iniziative di valorizzazione e promozione rivolte al mondo del “turismo responsabile” e la partecipazione a eventi, quali il Salone Nazionale del Camper (Parma, 2016-2017-2018), Borghi Viaggio Italiano (Roma, 2017), il Festival dei Luoghi Medievali (Pistoia 2018).

 

La ripresa, meno lenta del previsto, di coscienza –e di orgoglio- della propria appartenenza alle Alpi Apuane e della necessità di attivare le risorse, materiali ed intellettuali, per lo sviluppo socioeconomico locale hanno determinato un’attenzione diversa all’azione che anche le singole amministrazioni stanno svolgendo. Ne è sintomo la grande attenzione alla diffusa progettazione attorno alla viabilità storica delle Vie francigena, del Volto Santo e Matildiche. La gente partecipa diversamente alle iniziative, si attiva per organizzare l’ospitalità e l’informazione ai pellegrini, partecipa alla ripresa di tradizioni (ad es. La Moresca), hanno successo di pubblico iniziative fra il culturale e lo sportivo (ad es. la mangiawalking delle Pievi e dei Conventi a Casola in Lunigiana che, da qualche anno, conta ogni volta oltre 400 partecipanti), oppure Epic. Lo stesso abbiamo verificato con i PIT.

Ma, parallelamente, la ripresa di attenzione culturale ed al proprio territorio e le sue “radici” produce tendenza alla residenza e spinta all’impresa economica (soprattutto in campo agricolo) basata, spesso, sulla cultura del biologico e del tradizionale. L’indizio più chiaro sono le due cooperative di comunità e le altre che intendono procedere nella stessa direzione.

Un segno di maturità raggiunta e di consapevolezza della popolazione rispetto al destino della propria comunità: era ed è questa la mission e l’obbiettivo dell’Ecomuseo delle Alpi Apuane.

 

Questo ampio lavoro ed anche i riconoscimenti ottenuti ci chiedono, ora, 9 maggio 2019, di ragionare sul “Che fare?” nel prossimo futuro.

Certamente, porteremo questa domanda anche nel Convegno sulla centralità della montagna, alla Verna ad ottobre; ma qui, nelle Apuane, la nostra crescita e il capitale di stima e di aspettativa rispetto all’Ecomuseo ci pongono compiti importanti.

Certo, non è possibile, prima di un passaggio elettorale comunale e con un processo di necessaria riorganizzazione da fare dell’Ecomuseo, viste le nuove richieste di adesione, parlare di progetti e programmi definiti.

Si possono indicare solo alcune linee guida.

La prima sarà quella di chiamare la Conferenza dei Sindaci a valutare il nuovo modello organizzativo e di funzionamento dell’Ecomuseo, accogliendo le adesioni sia di Comuni che di soggetti privati che hanno manifestato questa volontà ed approvando un regolamento adeguato soprattutto alla fase della “maturità” dell’Ecomuseo, dopo quella della nascita/infanzia/adolescenza 2015-2018.

La seconda sarà chiamare tutti i soggetti che abbiamo incontrato, che sono portatori di interesse, a valutare, in modo partecipativo, un programma pluriennale di azione dell’Ecomuseo che la Conferenza dei Sindaci discuterà ed approverà.

La terza sarà “dare una veste” all’Ecomuseo –obbiettivo mancato nella prima fase- con la creazione di sistemi di documentazione territoriale, itinerari locali, completamento delle strutture (punti info, centri documentazione, piccoli musei, parchi territoriali locali, itinerari a pannelli, ecc.). E’ un passaggio necessario, dopo la prima fase eroica e garibaldina. E, in questa fase, dovremo saper indicare anche tematiche generali per la Garfagnana, la Lunigiana e le Apuane in grado di evidenziare l’identità e l’immagine di questa terra nel suo complesso (penso, ad esempio, al paesaggio dell’idroelettrico, al periplo ferroviario delle Apuane o alla valorizzazione del patrimonio di tradizioni popolari, dal maggio, ai natalecci, ai carnevali, alla moresca, ecc., un unicum in Italia).

La quarta sarà continuare a lavorare ad accrescere la coscienza –soprattutto nei giovani e nelle donne che sono le protagoniste delle cooperative di comunità - che questa terra montana ce la può fare, che la montagna non è più il “mondo dei vinti” di cui ci diceva Nuto Revelli, per le sue Alpi piemontesi, negli anni ’60-‘70, che la montagna è tornata centrale e che le comunità possono vivere delle proprie risorse ed economie, nella sostenibilità. Ricreare quella che, in economia, si chiama “fiducia” e che è alla base di ogni successo.

In ciò è determinante accrescere la coscienza fra le persone che il patrimonio ambientale, storico, architettonico, agricolo, delle tradizioni e così via è grande, molto più di quanto pensiamo.

La quinta sarà formare adeguatamente “al territorio” i giovani in Servizio Civile, i giovani che si incontreranno nelle aule dei Corsi formativi, i giovani che si troveranno nella relazione coi Centri per l’Impiego, fino ai navigator, affinché conoscano e credano nella loro terra ed intraprendano in essa.

 

Le chiavi sono: integrazione e partecipazione.

L’integrazione è la parola magica. Dobbiamo saper progettare azioni economiche e culturali che mettano assieme, sempre, in senso verticale, le attività (l’agricoltura, il turismo, il commercio, i servizi, l’artigianato, anche i lavori pubblici o la sanità, ecc.) ed, in senso orizzontale, i territori diversi, considerando che l’Ecomuseo, oggi, salda assieme le Alpi Apuane con l’Appennino, anche attraverso l’area Man & Biosphere (la MAB Unesco). Da Lucca a Canossa, a Parma, Reggio, Modena, Sarzana, la Garfagnana e la Lunigiana, stando, sempre, però, dentro i progetti, gli accordi, le strategie che il territorio esprime.

L’Ecomuseo non si sostituisce ma arricchisce ed integra l’esistente.

I Comuni dell’Ecomuseo devono programmare e pianificare nel medio e lungo periodo e agire, poi, affinché ogni iniziativa che si intende fare sia funzionale al programma: un pezzetto del programma, un granello di quello, un passo avanti rispetto ad un obbiettivo ed il relativo monitoraggio dello work in progress.

Anche la battaglia –perché tale è- per la partecipazione ai bandi e l’ottenimento dei finanziamenti deve stare dentro questa filosofia: partecipare ai bandi sulla base di ciò che serve al programma. Cogliendo i messaggi e le linee guida che ci vengono date attraverso i bandi stessi. Già, perché i bandi non sono neutrali e cioè una semplice distribuzione di risorse: l’Unione Europea, lo Stato e la Regione Toscana, fino alle SISL dei Gal, con le loro strategie integrate e partecipate, indicano una strada che è leggibile, ad esempio, nelle misure stesse del PSR. Esse ci chiamano a fare formazione, a progettare in forma integrata (i PIT, i PIF, i PID) nell’agricoltura, nella trasformazione, nella commercializzazione, nell’integrazione e diversificazione delle attività agricole col turismo e il commercio, nella ricerca e nell’innovazione, nell’uso delle energie rinnovabili e nella resilienza ai cambiamenti climatici, nel coinvolgimento dei diversi attori, nella costruzione delle reti di impresa e nell’organizzazione territoriale e così via.

E questa, la partecipazione, è la seconda chiave del successo. In questi anni si sono costruite relazioni, in varie direzioni, e questo è un patrimonio preziosissimo. Aziende agricole, forestali, turistiche, commerciali, artigianali, dei servizi, sociali, la Società della Salute, Associazioni di Categoria, CIA, Coldiretti, Confcommercio, cooperative di servizi sociali, quali Odissea o le Misericordie, di turismo, quali La Grotta del Vento, AlterEco o Sigeric, associazioni di comunità, centri culturali, Enti locali ad ogni livello, in Toscana, Liguria ed Emilia, i Parchi, le Università, Associazioni di scopo, il CAI, Epic, la Federazione ciclistica toscana, l’Associazione Produttori Camper, il Camper Club La Granda, per fare qualche nome, la Società dei Territorialisti, i Centri per l’Impiego, le Pro Loco, le comunità e loro cooperative, le banche e le fondazioni, i GAS, i GAL, i comitati paesani, giovani donne e uomini del Servizio Civile, Agenzie di formazione professionale, ma anche gli uffici e le strutture della burocrazia necessaria (ad esempio gli studi agronomici per i rapporti con ARTEA), e così via, dimenticandomi certamente qualcosa. E’ un patrimonio che abbiamo coinvolto, ad esempio, negli Accordi Territoriali dei PIT.

Facendo quello, avevamo ed abbiamo un obbiettivo: quello di costruire, nella Rete di Imprese, un soggetto collettivo e plurale gestore, in forma coordinata, dell’enorme patrimonio che il territorio possiede.

Serve poi un nuovo popolamento produttivo. I tempi biologici di costruzione di una famiglia e il numero di giovani che oggi sono nel territorio e decidono di restarvi ed intraprendere appare insufficiente ad invertire i tempi della desertificazione e dell’abbandono totale, soprattutto in tempi di cambiamento climatico: si dovranno studiare anche forme di call, di chiamata di giovani abitanti nelle città italiane, in crisi esse stesse, di rapporti fra comuni montani ed urbani, creando le migliori condizioni per il loro insediamento in montagna. Sarà una sfida innovativa stimolante e inedita.

Infine la resilienza ai cambiamenti climatici. E’ ormai destino che di ciò dobbiamo farci carico e che spetti alla scienza ed alle popolazioni e loro istituzioni questo compito: da ciò la necessità che il rapporto del territorio con l’Università perda il carattere di occasionalità ma diventi strutturale e permanente.

 

Su questo lavoreremo, collettivamente, con l’impegno e la fiducia di sempre.

Grazie.

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